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DISTURBI DELL’ATTENZIONE E L’IPERATTIVITA’

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Chi di voi osservando il comportamento dei propri figli, magari un po troppo sopra le righe, agitato,che non ascolta, sempre in movimento, non ha pensato ad un disturbo dell’attenzione e iperattività?

Ma ricordiamo che c’è una grande differenza dal bambino vivace e irrequieto al bambino iperattivo, che soffre del Disturbo da Deficit di Attenzione Iperattività (ADHD).

Quindi cos’è l’ADHD e quando dobbiamo “preoccuparci”?

ADHD è un disturbo che ha origini neurobiologiche, non determinato da un errata educazione da parte dei genitori o scuola; il bambino già dalla nascita è predisposto a questo disturbo, il quale in seguito viene modulato da fattori sociali e psicosociali; quindi  possiamo dire che i fattori dell’insorgenza, sono ereditari mentre quelli che determinano il suo mantenimento sono fattori psicosociali.

Le difficoltà sono:

  • DIFFICOLTA’ COGNITIVE: INATTENZIONE ( difficoltà nel mantenerla sia nel gioco che a scuola, non ascolta, non porta a termine i compiti assegnati, disorganizzato, distratto dall’ambiente esterno, perde gli oggetti; può sembrare strano ma il bambino ADHD non è disattento ma è troppo attento a tutti gli stimoli che entrano a far parte del suo campo di percezione.)
  • DIFFICOLTA’ MOTORIE: IPERATTIVITA’ ( eccessiva attività motoria, muove le gambe anche da seduto, lancia oggetti, non riesce a stare seduto, è sempre agitato, non riesce a giocare in maniera tranquilla, parla troppo)
  • DIFFICOLTA’ COMPORTAMENTALI-RELAZIONALI: IMPULSIVITA’ ( da le risposte prima del completamento delle domande, non riesce ad aspettare il proprio turno, è invadente e interrompe i giochi dei propri compagni o le attività che si stanno svolgendo in quel momento, non si sa organizzare o mettere in sequenza le azioni che portano ad uno scopo finale.)

Generalmente queste difficoltà sopra elencate, difficilmente sono evidenziate in età prescolare, poichè possono essere confuse con una vivacità eccessiva del bambino o legate ad altre cause. L’ADHD è più evidente con l’ingresso a scuola. dopo i 7 anni, ed è in questa fascia di età che si può fare una diagnosi.

Durante l’adolescenza, tali difficoltà rimangono invariati, tranne che per l’iperattività, la quale viene sostituita da  tensione e irrequietezza interiore; Il ragazzo inoltre presenta una continua ricerca del nuovo e non ha il senso del pericolo, il che, può portare ad un abuso di droghe o alcool, incidenti e altro ancora.

Il 40% risolve il disturbo nel corso della vita

Il 40% conserva il problema per tutta la vita, portandosi con se difficoltà sociali, emozionali e nell’ambito lavorativo.

Il restante 20% sviluppa problemi psichiatrici e dipendenze con un mancato adattamento nella società.

Per questo è importante non sottovalutare possibili comportamenti di iperattività impulsività e inattenzione, e nel caso approfondirne le ragioni per poi intervenire in maniera tempestiva.

Laura Barbirato 2012

 

Educatrice risponde

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