educazione

BULLISMO E CYBERBULLISMO

Con il termine bullismo, si intende tutte quelle azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo o da un gruppo di bulli su una vittima. Tali azioni posso essere di natura verbale, fisica, psicologica, generalmente attuate in un ambiente scolastico.

Il cyberbullismo invece è la manifestazione in rete del fenomeno del bullismo, qui sopra spiegato. Oggi, attraverso la tecnologia, i bulli posso entrare nelle case delle proprie vittime, materializzandosi in ogni momento, perseguitandoli con messaggi, immagini, video pubblicati in siti web attraverso internet.

Secondo i dati forniti dal dossier del telefono azzurro, dal settembre 2015 al giugno 2016 Telefono Azzurro ha gestito circa 1 caso al giorno di bullismo e cyberbullismo, un dato preoccupante che rappresenta solo la punta dell’iceberg rispetto alla vastità del fenomeno. La maggior parte dei casi vengono segnalati al nord con prevalenza di vittime di nazionalità italiana; l’età delle vittime si sta abbassando, segnalando bambini sempre più piccoli, anche di 5 anni.

Quali possono essere i segnali “allarmanti” di un possibile atto di bullismo vissuto dai nostri figli?

  • paura o rifiuto di andare a scuola o luoghi dove avvengono atti di bullismo;
  • tristezza, solitudine, disagio psicologico ed emotivo;
  • timore di parlare con genitori e insegnanti per paura di non essere creduti o sminuiti;
  • difficoltà nel relazionarsi .

Le conseguenze in una vittima di bullismo possono essere situazioni di ansia che portano all’abbandono del mondo scolastico o sportivo, atti autolesivi (in casi più estremi anche suicidio), difficoltà emotive e comportamentali che molto spesso se non corretti possono continuare in età adulta trasformandosi in persone con poca autostima e tendenza alla depressione.

Mentre per chi inizia la sua “carriera” da bulletto sin da piccolo, in età adulta si troverà ad essere molto probabilmente una persona antisociale, propensa ad atti vandalici, violenta e a volte anche criminale, con la predisposizione all’uso o abuso di sostanze alcoliche o stupefacenti.

Ricordiamo e mettiamo in evidenza il fatto che, anche chi osserva e quindi chi è spettatore di queste violenze può sviluppare conseguenze in relazione a quanto vissuto, come sentimenti di colpa, impotenza per non essere intervenuti o nel non riuscire ad aiutare la vittima (magari anche amico); tutto ciò potrà portare in futuro ad una scarsa empatia e incapacità di fidarsi degli altri.

Detto ciò, concludo affermando che bisogna sensibilizzare sempre più la società in merito a questo fenomeno in continua crescita, i genitori devono osservare a 360 gradi i propri figli, e le istituzioni devono cercare di non abbandonare la vittima e la sua famiglia in questa dura lotta.

Vi lascio con delle dichiarazioni del Professor Ernesto Caffo, Neuropsichiatra infantile e Presidente di SOS Il Telefono Azzurro Onlus. «E’ fondamentale che si arrivi in tempi brevi ad una legge precisa ed efficace, su una base condivisa, che renda possibili interventi immediati. Accanto a questo, occorre valorizzare le azioni preventive e il ruolo degli adulti: far sì, quindi, che i bambini possano crescere accompagnati da genitori e insegnanti preparati e formati sul tema della sicurezza in rete» «E’ estremamente importante che le vittime si sentano sostenute, credute e vengano aiutate con molta attenzione, competenza e sensibilità: solo questo può permettere loro di interrompere il considerarsi bersagli senza difese, attivando così un circolo virtuoso di reciproco supporto dove, al contempo, si possano costruire soluzioni congiunte ad un problema che non è del singolo ma è dell’intera comunità.  Nel difficile intervento in cui si trovano a operare, i nostri operatori lavorano sull’autostima dei ragazzi, affrontandone le emozioni, come tristezza, paura e vergogna».

 

Giuseppina Biafora

 

 

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