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DIVORZIO: LUTTO O RINASCITA?

download (1)Con il termine divorzio, si intende, il processo legale che pone fine al matrimonio, a differenza della separazione, la quale non pone fine all’istituzione matrimoniale; quest’ultima, rappresenta il primo stadio della volontà, di porre fine al progetto coniugale; i coniugi, cessano di vivere insieme, si stabiliscono accordi economici, viene assegnata la casa coniugale e  viene deciso a chi affidare i figli, nell’attesa, o speranza, di una riconciliazione, o di un provvedimento di divorzio.

Il divorzio oggi, non è solo un percorso legale, ma anche un processo psicosociale complesso; uno dei primi studiosi, ad occuparsi della complessità psicologica e sociale che un divorzio scatena, fu lo psicologo Bohannan; egli, identificò sei dimensioni del divorzio:

  •  legale:  processo legale che pone fine al matrimonio;
  • economico: il divorzio aggrava delle difficoltà finanziarie, ed è molto probabile che le coppie che divorziano litighino più per i soldi che per l’affidamento dei figli;
  • genitoriale: il divorzio, mette fine al matrimonio, e non alla genitura, ma avviene che, molte coppie divorziano anche come genitori oltre che come coppia; il genitore che non ottiene l’affidamento dei figli, si sente superfluo, allora, adotta un comportamento freddo e distaccato nei confronti di questi ultimi;
  • comunitario: dopo il divorzio, uno dei due coniugi, deve trovare un nuovo alloggio. Lasciare l’abitazione familiare, accentua il trauma nei genitori e nei figli; spesso accade che, uno dei due coniugi, cerca rifugio dai suoi genitori, i quali possono offrirgli l’aiuto e il sostegno pratico di cui ha bisogno;
  • psicologico: “ la separazione di se dalla personalità e dall’influenza dell’ex coniuge”[1]. Il punto fondamentale di questo divorzio è saper gestire l’autonomia personale, significa quindi, assumersi la responsabilità dei propri errori e decisioni, e non poter incolpare più il partner se le cose non funzionano;
  • emozionale: la decisione di separarsi, viene presa con la speranza, di ottenere una qualità di vita migliore per se, per i propri figli (se ci sono), e perché no, anche per il partner; la separazione di fatto (marito e moglie vivono insieme o in dimore diverse, occupandosi solo dei loro interessi, disinteressandosi del destino dell’altro), e poi legale, non coincide con quella emotiva, la quale pone fine ai legami psicologici, infatti, avvengono spesso in tempi diversi[2]. Non tutte e due i partner riescono a fare questo passo, in genere, è sempre quello che chiede la separazione, ad elaborare prima questo distacco, mentre l’altro rimane legato emotivamente.

La perdita di un partner, in seguito ad un divorzio, è stata paragonata alla perdita dovuta dalla morte, il lutto che segue il divorzio, può tradursi in depressione; i divorziati in genere, sono più giovani dei vedovi e quindi, hanno più possibilità di adattarsi ad una nuova situazione, sempre se, non dominano nella persona, sentimenti quali, rabbia, rifiuto o colpa, che la porterà ad adattarsi con fatica, alla nuova situazione e ad avere problemi nelle relazioni successive[3].

Gli altri protagonisti, o forse meglio definire vittime della separazione o divorzio sono i figli, i quali, se si trovano in un contesto dove i genitori, che si stanno separando, riescono a prendere decisioni in comune accordo, per quanto sia possibile, allora tutto potrà rivelarsi meno traumatico.

 

[1] Bohannan, Paul J. , Bernard, Jessie, Divorce and After Doubleday, Garden City, NY, 1970.

[2] Parkinson L., Separazione, divorzio e mediazione familiare, Erickson, Milano 1987.

[3] Parkinson.L, Separazione, divorzio e mediazione familiare, Erickson, Milano 1987.

 

Giuseppina Biafora

 

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