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L’UOMO E LA DONNA A CONFRONTO

male-1354358_960_720Ancora persistente, è la disparità tra uomini e donne, nonostante l’instancabile lotta per realizzare le pari opportunità tra loro.

In passato, le donne, hanno sempre vissuto in spazi ristretti, quali la casa, spazio chiuso rispetto al mondo, conquistato dall’uomo, protagonista indiscusso della storia. L’uomo, in quanto padre, ricopriva e continua a ricoprire un ruolo strumentale, stabilisce un contatto con la società, procura i beni materiali alla famiglia, e quindi alla donna stessa; quest’ultima invece, si occupa della gestione dei bambini e della vita affettiva. Con il passare del tempo, questo ruolo cambia, infatti, con la diffusione della scolarizzazione, si ha un forte aumento dei livelli di istruzione delle donne e, conseguentemente, delle madri: se nel 1980 il 40% dei nati, avevano una madre con la licenza elementare, dieci anni dopo, queste ultime scendono al 14% e nel 2003 sono solo l’1,7%. All’opposto si osserva un considerevole aumento dei nati da donne, con titolo di studio medio alto: le madri con diploma di scuola media superiore, sono aumentate dal 19% del 1980 al 30% del 1990 fino a superare il 54% nel 2003. Nello stesso tempo, le laureate, sono quadruplicate passando dal 4 al 16%[1].

Parallelamente, all’aumento del livello d’istruzione, si osserva un importante aumento della partecipazione della donna al mondo del lavoro, ma anche ciò, è stato preceduto da periodi di difficoltà, la crescente volontà delle donne di immettersi nel mondo del lavoro, si scontra con notevoli ostacoli, derivanti, sia dalle difficoltà dell’attuale fase economica, sia dal persistente peso delle responsabilità familiari, che continuano a gravare in modo quasi esclusivo sulla donna.

Le donne, partivano da livelli più bassi di occupazione rispetto agli uomini; nello sviluppo e nella crescita economica, la donna, contribuisce al guadagno, ma non ne condivide i benefici, infatti, le donne, soprattutto nell’America Latina, svolgono attività economiche informali non riconosciute, di cui, non godono i benefici, spesso a causa della mancanza di un’istruzione adeguata, della difficoltà della gestione familiare e della maternità, visto che molti stati non hanno asili nido. Da non dimenticare è l’Africa, dove la donna, è un punto centrale per lo sviluppo, perché è colei che produce, gestisce e distribuisce il cibo. Nei Paesi industrializzati, invece, essere ad un livello culturale più elevato di quello degli uomini spesso corrisponde ad un lavoro di più basso livello e meno retribuito; solo quando la donna è single, in confronto con un uomo single, sul mercato del lavoro produce meglio e di più; mentre, quando sia la donna che l’uomo sono sposati, è quest’ultimo che fa più carriera, perché la donna, ricoprendo un duplice ruolo, ossia quello di madre e lavoratrice , spesso, si ritrova ad abbandonare (anche solo per il periodo della maternità) il mondo del lavoro, e quando decide di ritornare a lavorare, deve affrontare tutte le difficoltà per reinserirsi professionalmente.

Il crescente investimento delle donne nell’istruzione, e la maggiore partecipazione al mercato del lavoro, fa si che, i ruoli e le posizioni professionali, a cui aspirano le donne nel mondo del lavoro, siano sempre più elevati, con un aumento delle  responsabilità, incarichi e opportunità di carriera. Tra il 1983 e il 1995 il modello tradizionale di “casalinga-moglie-madre” è diventato meno frequente in tutte le classi di età; diminuisce tra le giovani, il modello multiruolo di “lavoratrice in coppia con figli”, scelto prevalentemente dalle donne con istruzione superiore. Il fenomeno trova spiegazione, per le donne tra i 20 e i 24 anni, nella consistente crescita della figura delle “studentesse figlie”: nel periodo considerato, al Nord come al Sud, il numero di donne che, in questa età continuano a studiare raddoppia. Tra i 25 e i 29 anni si registra un cambiamento profondo: perdono peso sia il modello tradizionale, sia quello multiruolo e aumenta corrispondentemente la frequenza delle occupate figlie e delle occupate in coppia senza figli. È un sintomo chiaro della volontà delle giovani donne di immettersi nel mercato del lavoro e costruirsi l’autonomia economica prima di uscire dalla famiglia di origine; mostra anche i forti problemi che esse incontrano in tale processo.

Nonostante questi cambiamenti, ciò che non cambia è il lavoro che la donna deve affrontare anche all’interno della famiglia; la divisione del lavoro domestico nel nostro paese è molto sbilanciato nei confronti delle donne anche quando queste lavorano fuori casa. Il numero di ore svolte dalle donne nei lavori domestici è il triplo rispetto a quello degli uomini, e costringe queste ultime, a moltiplicarsi su più fronti, nel corso della giornata.

Questi progressi, fatti dalla donna, vengono oggi considerati, come una delle prime cause dell’instabilità coniugale; la donna, si trova molte volte, a dover scegliere tra lavoro e famiglia, quando, attraverso strategie, quali il part-time, cerca  di far conciliare le due cose., infatti lavorano a tempo parziale il 45% delle madri che risiedono al nord e il 35% di quelle del mezzogiorno. A differenza l’uomo, sceglie il part-time come ripiego all’impossibilità di trovare un lavoro pieno.

Possiamo concludere dicendo che, non si può ridurre al solo inserimento della donna nel mondo professionale l’instabilità coniugale, ma come ben sappiamo, c’è molto altro al suo interno; ad esempio, in una relazione tra uomo-donna  un elemento importante, che in passato mancava, è il confronto, ma ciò non è facile, poiché, l’uomo e la donna, hanno modi di vedere le cose e di comunicare molto diverso, e se tale diversità, non viene vista come un qualcosa che può arricchire la coppia, allora finirà per distruggerla.

[1] www.istat.it, Essere madri in Italia, anno 2005.

 

Giuseppina Biafora

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