educazione

RELAZIONE GENITORI FIGLI

La famiglia moderna, è nata da alcune trasformazioni avvenute nelle relazioni di autorità e di affetto esterne ed interne all’unità coniugale elementare.

In primo luogo, questa, si è liberata dai controlli della comunità e della parentela; in secondo luogo, vi è stato un passaggio da un sistema di matrimonio combinato dai genitori, ad uno basato sulla libera scelta dei coniugi; in terzo luogo è mutato il rapporto tra i coniugi; la freddezza e il distacco, hanno lasciato spazio alla passione e amore; infine sono cambiate le relazioni fra genitori e figli.

Per molto tempo i padri e le madri hanno avuto un atteggiamento di indifferenza verso i figli; molti li abbandonavano appena nati, ma anche quando li accettavano in casa, di loro non avevano tanta cura. I genitori dei ceti medio-alti davano i figli ad allattare ad una balia. Con la nascita della famiglia moderna gli atteggiamenti dei genitori sono cambiati ed i figli sono diventati i destinatari delle loro cure e del loro affetto.

 Per molti secoli nella famiglia ha dominato un modello pedagogico che imponeva ai genitori di controllare il più possibile i loro sentimenti verso i figli, di ridurre le manifestazioni di affetto. “I genitori, coll’amor loro troppo tenero e sensibile, – scriveva ad esempio alla fine del secolo XVIII Giovanni Maria Tojetti – cooperano a corrompere nel costume i figli e a dar loro spiritualmente la morte”[1].

Secondo queste parole, i genitori dovevano amare i loro figli, ma non potevano esprimerlo, poiché era segno di debolezza e di mancata autorità.

“Il manuale del buon genitore”, forse questa può essere la risposta agli interrogativi che miliardi di genitori si pongono sul come sia meglio agire con i loro figli; ma neanche questo servirebbe, poiché, non esistono comportamenti o atteggiamenti standard da seguire per riuscire nella carriera di genitore. Il rapporto tra genitori e figli è un qualcosa che muta con il passare del tempo e va protetto e difeso perché sta alla base del buon andamento di una famiglia e della riuscita della vita di un essere umano, sono proprio i genitori gli unici in grado di educare davvero i figli e prepararli nell’inserimento nella società.

Gli studiosi, in genere attribuiscono la colpa della crisi nel rapporto genitore/figlio al poco tempo che i genitori dedicano alla loro famiglia; in effetti, sempre più genitori decidono di prediligere la carriera e di affidare l’importante compito dell’educazione dei figli a nonni, baby sitter o alla televisione, ritrovandosi poi, dopo anni, degli adulti sconosciuti che non li rispettano quali genitori.

Una  fase dello sviluppo, che mette a dura prova la relazione  fra genitori e figli è la fase adolescenziale. La conflittualità tra i bisogni di autonomia e di protezione dell’adolescente, si esprimono all’interno della famiglia attraverso nuove e diverse forme di comunicazione, sia verbali (aggressività nel linguaggio, provocazioni), che non verbali, (modo di vestire, rapporto con il cibo e molti altri). Durante questa fase, l’adolescente, assume comportamenti di ribellione verso le regole che primeggiavano all’interno della famiglia e verso la scuola, questo suo atteggiamento, può compromettere in modo drastico la comunicazione all’interno della famiglia.; importante è che i genitori imparino a cogliere i cambiamenti che avvengono nel figlio in questa fase evolutiva, per poter così creare un rapporto relazionale sereno e di fiducia reciproca in grado di facilitare la crescita del figlio e il quieto vivere all’interno della famiglia.

Se all’interno della famiglia governa armonia tra i coniugi, allora il figlio, sarà più facilitato ad instaurare rapporti con gli altri. Bisogna sempre ricordare che l’educazione si forma attraverso i rapporti interpersonali.

Oggi giorno, alla tv, non si sente altro che, ragazzi che scappano di casa, omicidi, suicidi, e quello che emerge da osservazioni fatte dai figli è una mancata presenza di un rapporto con i genitori; un ragazzo ha bisogno di vedere un autentico rapporto tra i genitori, una relazione stabile tra di loro e con loro, e quando tutto questo manca, allora il figlio si troverà a non avere più ne fiducia nei suoi genitori ne a riuscire a stabilire rapporti duraturi e sereni con gli altri.

Un altro problema che emerge nell’osservazione della famiglia di oggi, è la perdita o meglio il mancato riconoscimento da parte dei figli dell’autorità maschile. Ieri, la figura paterna, non veniva mai messa in discussione, poiché in quanto capofamiglia, trasmetteva quelli che erano i valori e le conoscenze che servivano per saper vivere; oggi, manca sempre di più questa trasmissione di conoscenze e di valori da parte del padre, anzi di tutte e due i genitori.

[1] Barbagli M., Sotto lo stesso tetto, il Mulino, Bologna 1984, p. 270.

 

Giuseppina Biafora

 

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